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Giovanni Verga - I Malavoglia
Il romanzo "I Malavoglia", il primo volume di un ciclo letterario dedicato ai "vinti" dalla vita, ritenuto un grande capolavoro del "verismo", narra le vicende di una famiglia di pescatori di Acitrezza oppressi dalla miseria. Con i Malavoglia, pubblicato a Milano nel 1881, Verga giunge al romanzo muovendo dalle identiche basi che avevano prodotto le sue novelle siciliane. Riesce a creare, nella sfera sociale che già aveva individuato come punto di partenza per il ciclo dei vinti, il respiro necessario alla configurazione del più grande romanzo che sia apparso in Italia dopo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. L'oggetto della sua indagine è di nuovo il mondo degli umili, delle classi sociali più basse, il mondo dei pescatori di Acitrezza che egli affronta con una totale apertura sentimentale, offrendo il documento narrativo di un dramma economico che si vien facendo, attimo per attimo, dramma universale e che tutto coinvolge nel definirsi di una condanna assoluta, di un destino tragico per il quale non esiste scampo. Grande Dizionario Enciclopedico - UTET
Un tempo I Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia…
La "Provvidenza" la barca attorno alla quale ruota il destino amaro dei protagonisti del libro, è l'imbarcazione più celebre di tutta la letteratura italiana. La famiglia sfortunata dei Toscano e la loro "casa del nespolo" rappresentano emblematicamente una condizione sociale di sofferenza che opprime anche gli altri pescatori del paese e il mondo dei lavoratori sfortunati e rassegnati al loro destino di miseria anche morale, un mondo che Giovanni Verga guarda e raffigura con una infinita addolorata pietà.
Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto, tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta, e disse: - Ora è tempo d’andarsene, perché fra poco comincerà a passar gente. Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Roccu Spatu...
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I VINTI
Il secondo romanzo di questo ciclo letterario fu "Mastro don Gesualdo", pubblicato nel 1889, il terzo libro, "La duchessa di Leyra", ambientato a Palermo, ma lo scrittore siciliano compose solo un capitolo. Gli altri libri ideati da Verga, che dovevano intitolarsi, "L'onorevole Scipioni", ambientato a Roma, e "L'uomo di lusso", ambientato a Firenze, non vennero mai scritti. Giovanni Verga, deluso per l'accoglienza distaccata della critica letteraria verso "I Malavoglia" e "Mastro don Gesualdo" che successivamente, nel corso del Novecento, furono riconosciuti universalmente come grandi capolavori, negli ultimi decenni della sua vita si chiuse in silenzio produttivo. Non valse a riconciliarlo con gli ambienti letterari neppure la nomina a Senatore del Regno concessagli nel 1920 da re Vittorio Emanuele III. Il Verga moriva a Catania, nella sua casa di via Sant' Anna, il 27 gennaio 1922, dove era nato il 2 settembre del 1840.
Acitrezza ha dedicato a Giovanni Verga la piazza centrale del paese, dove nel 1939 è stato apposto un altorilievo, accanto la casa dei pescatori, dello scultore Mimmo M. Lazzaro, che raffigura alcune donne in attesa del ritorno dei pescatori dopo una tempesta, con la citazione verghiana "E quei poveretti sembravano tante anime del purgatorio...", successivamente nel 1999, è stata impiantata anche una stele con un busto dello scrittore che ha reso celebre Acitrezza, opera di Luciano Finocchiaro, (foto sopra)
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