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Mercoledì 22 Febbraio 2012
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La storia del castello

Il castello di AciIl nome Aci Castello deriva dall'omonimo castello posto su un vicino colle di pietra lavica costruito nel 1076 dai Normanni. Durante il periodo della colonizzazione greca prima, e della dominazione romana poi, la rocca sulla quale si erge il castello normanno fu frequentata per la sua posizione strategica, che permetteva il controllo del mare e del passaggio delle navi dirette verso lo stretto di Messina. Fu colonizzato da molte popolazioni dell'epoca antica, anche dagli Arabi che segnarono un periodo sanguinoso di guerre e distruzioni, testimoniato dagli stessi scrittori arabi. Il castello fu in seguito concesso ai vescovi di Catania che proprio qui, nel 1126, ricevettero le sacre reliquie di Sant'Agata, riportate in patria dalla città di Costantinopoli. Nel 1169, il Castello, fu distrutto da un duplice cataclisma un violento terremoto ma anche da un'imponente eruzione lavica che, tra l'altro, avrebbe riunito la riva all'isoletta dove sorgeva il Castello. Dalla fine del XIII secolo fino all'età dei Viceré, il castello fu testimone della lunga lotta che contrappose gli aragonesi di Sicilia agli angioini di Napoli. Nel seicento il castello conobbe un rinnovato splendore, dovuto anche alla radicale opera di ristrutturazione voluta nel 1634 dal re Filippo III, che per l'occasione fece apporre una lapide marmorea all'ingresso con la dicitura:
"PHILIPPUS III DEI GRATIS
REX HISPANIARUM
ET INDIARUM
ET UTRIUSQUE SICILIAE
ANNO DIVI 1634".
Esso venne anche dotato di artiglieria, della quale é probabile testimonianza il cannone murato sulla terrazza superiore. Nel 1647 il castello venne venduto da re Filippo IV di Spagna a Giovanni Andrea Massa, che lo pagò 7.500 scudi.

Il disastroso terremoto che sconvolse la Sicilia orientale nel 1693 recò al castello ingenti danni, che furono tuttavia riparati negli anni successivi dai discendenti del Massa.

Nel XIX secolo il castello entrò a far parte del Demanio Comunale, ma nel 1818 un terremoto provocò nuovamente danni così gravi che esso non poté più essere utilizzato come prigione. Carenti le notizie storiche sulla seconda metà dell'ottocento; il castello tuttavia ispirò in questo periodo a Giovanni Verga la novella "Le storie del castello di Trezza" che, tra amori, tradimenti e fantasmi, narra le affascinanti vicende di don Grazia e di donna Violante. Agli inizi del XX secolo il castello di Acicastello divenne deposito di masserizie; durante la seconda guerra mondiale una grotta della rupe venne usata come rifugio antiaereo.

Poichè il castello sorge su di un promontorio di roccia lavica a picco sul mare blu cobalto è praticamente inaccessibile tranne che per l'accesso attraverso una scalinata in muratura. Il ponte levatoio in legno che oggi non esiste più, occupava parte della scalinata d'ingresso. Al centro della fortezza si trova il «donjon» la torre quadrangolare, fulcro del maniero. Rimangono poche strutture superstiti: l'accesso, che conserva i resti dell'impianto del ponte levatoio, il cortile dove si trova un piccolo orto botanico, diversi ambienti, fra cui quelli dove è accolto il museo e un cappella (secondo alcuni bizantina) ed un'ampia terrazza panoramica sul golfo antistante da dove si gode un bel panorama sui Faraglioni e sull'isola Lachea di Aci Trezza.

Il Castello, oggi sede di un Museo civico posto all'interno del castello, grazie alla promozione di diverse iniziative culturali (mostre, convegni, visite guidate, concerti, studio del materiale paleontologico ed archeologico), e meta di visitatori di tutto il mondo.

 

Museo Civico del Castello - Aperto tutti i giorni, tranne il lunedì - Tel. 095 271026 ( Acicastello )

 

 

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