| La fondazione di Acitrezza |
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Nel 1639 la comunità di Aci SS. Antonio e Filippo ottenne di staccarsi da Aci Aquilia e quindi venne data in feudo alla famiglia dei principi Riggio di Campofiorito. Trezza, era lo sbocco a mare del feudo, tra Capomulini e il Castello di Aci entrambi rimasti sotto il dominio della città di Aci - Aquilia, la famiglia Riggio creò in questa zona disabitata, di fronte all'isola e ai faraglioni, un piccolo scalo marittimo al servizio commerciale di tutto il feudo. Di quel periodo si conserva, un Bastione, "Torre dei Faraglioni" o del Faraglione, conosciuto anche come “Bastioncello” presente ancora oggi in via Bastione, una costruzione che risale a tempi più antichi. Sorvegliava lo specchio d’acqua dove si ergono i faraglioni. Era costituita da due piani, oggi è visibile solo il piano terra, al quale si accede da una piccola apertura. Ci sono notizie di un altro Bastione più grande, oggi scomparso, la "Torre della Trizza" che sorvegliava il mare aperto e quello verso Capo Mulini, si trovava a nord del paese su un’altura. Nel 1893 fu utilizzata come serbatoio dell’acqua potabile. I due bastioni che sorvegliavano il mare di fronte Acitrezza insieme alla “Fortezza del tocco”, al “Castello di Aci” e ad altre torri costituivano un baluardo costiero contro le incursioni dei nemici. Agli inizi del 1900 nella zona antistante il "Bastioncello", facendo gli scavi per la costruzione delle fondamenta di alcune case, sono state rinvenute mattonelle romboidali di marmo di probabile origine bizantina.
Non esisteva una strada costiera che collegava Acireale e Catania, che erano collegate mediante una strada che passava sulle colline, la strada costiera, quella che è ora la statale 114, venne costruita nel 1835. L'unico collegamento con Acitrezza era la strada del principe, che dal porto saliva fino al palazzo Riggio di Aci S. Antonio. Alla fine del Settecento la dinastia dei Riggio andò in decadenza e in breve scomparve dal panorama pubblico della zona. Nei primi decenni dell'Ottocento, il 13 settembre 1828, Acitrezza e Ficarazzi furono separate dal Comune di Aci S. Filippo per aggregarle a quello di Acicastello. Con il progredire del secolo, scomparirono i maceratoi per la lavorazione di lino e canapa, l'economia di Acitrezza andò ad orientarsi verso la pesca, con risultati economici molto limitati che a malapena permettevano la sopravvivenza dei pescatori e delle loro famiglie. Per gran parte del Novecento, l'attività della pesca si sviluppò sistematicamente, per divenire la principale fonte di reddito del paese. Alla fine del '900, crescevano in maniera imponente le dimensioni del commercio ittico, Acitrezza e l'itero interland registrarono un fortissimo sviluppo edilizio, sia per la costruzione di vari alberghi che per la realizzazione di appartamenti destinati a coloro che sono stati attratti dai valori paesaggistici della zona.
Oggi Acitrezza oltre ad essere mèta privilegiata del turismo balneare è una rinomata località turistica con numerosi alberghi, ristoranti e il mercato ittico colonna portante dell'economia del paese.
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La fondazione di Acitrezza

L'origine di Aci Trezza (in siciliano Trizza) è abbastanza recente, infatti, risale alla seconda metà del 1600 quando Stefano della casa Riggio principe di campo Fiorito, il quale era stato mandato dal Viceré di Sicilia per soccorrere la popolazione di Catania, minacciata dall’eruzione dell’Etna del 1670, ne acquistò il territorio nel 1672 e si adoperò perché nascesse un vero e proprio paese. Ma la storia di Acitrezza cominciava ancor prima, all'epoca della dominazione spagnola in Sicilia e si sviluppa per circa tre secoli e mezzo. Nel ‘600 era una zona disabitata nella quale alcuni mercanti della città di Aci - Aquilia, che nel 1642 prese il nome di Acireale, utilizzavano vasche di acqua stagnante "le gurne" per farvi macerare lino e canapa e lavorarli come cordame intrecciato, ed è forse da qui che prese il nome Trezza, ma non vi è assoluta certezza, infatti, molteplici sono le ipotesi, pare sia riferita ai "tre pizzi" i vertici dei tre Faraglioni, o da "trazzera" vecchia strada di campagna che collegava il paese con la collina.
Il dominio dei principi Riggio si sviluppò per circa un secolo, dalla seconda metà del ‘600 alla fine del ‘700. Conosciuti popolarmente come "i Principi di Jaci". I personaggi principali della dinastia dei Riggio furono il Principe Stefano, che fondò il paese di AciTrezza alla fine del ‘600 costruendovi la chiesa di S. Giuseppe, primo edificio della "Terra di Trezza", poi distrutta dal violento terremoto del 1693, e un piccolo molo indispensabile per i primi commerci dell'epoca, e suo fratello Andrea che fu Arcivescovo di Catania. Nel '700 Acitrezza contava già circa 150 abitanti e nel corso del secolo la zona si sviluppò ulteriormente, a quasi 50 anni dalla distruzione della chiesa di S. Giuseppe (1687) dovuta al terremoto del 11 gennaio 1693, la popolazione era aumentata notevolmente e la piccola chiesa di S. Giovanni Battista, (1696) che sorgeva dinanzi al mare, non era più sufficiente. Abbandonata l'idea di riedificare quella di S. Giuseppe si pensò di rifare più grande e più bella quella del Battista (1774 - 1750), quella tutt'ora esistente al centro del paese, nello stesso luogo dov'era la piccola, la quale sarebbe stata incorporata nella grande e, a costruzione ultimata, abbattuta. La popolazione chiese parere al principe Riggio che diede il suo assenso. Per la costruzione vennero usati, in parte, materiali ricavati dalla distrutta chiesa di S. Giuseppe. Gran parte del materiale della distrutta chiesa venne usato dai cittadini anche per la ricostruzione delle loro case dopo il terremoto.
Il Ministero delle Poste, nel 1986, ha emesso un francobollo propagandato turisticamente Acitrezza. Come fanno il romanzo "I Malavoglia" nella letteratura e il film "La terra trema" nella cinematografia, propaganda "La Riviera dei Ciclopi" mediante la presenza negli album dei collezionisti e nei cataloghi filatelici di tutto il mondo. L'immagine riproduce uno dei panorami più significativi del paese, l'isola Lachea e il Faraglione grande. Fu disegnato dal pittore Emidio Vangelli, direttore del Centro filatelico del Poligrafico dello Stato.